Русская жестокость: documentario storico

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Nel corso dei mesi passati vi abbiamo proposto diversi documentari storici tramessi dal первый канал, il primo canale della tv di stato russa.

Quello che vi proponiamo oggi è un документальный фильм (film-documentario) particolare tanto per tono quanto per realizzazione: appartiene al ciclo Мифы о России (Miti sulla Russia) e ne è il primo episodio, Русская жестокость (la crudeltà russa).

Iniziamo dalla realizzazione: questo документальный фильм può vantare delle riprese mozzafiato dell’interno del Кремль (Cremlino), e delle apposite animazioni di splendida fattura. Come già i documentari che vi abbiamo proposto in passato, anche questo è un prodotto estremamente curato.

Di cosa tratta? Русская жестокость si pone come obiettivo sfatare il mito della crudeltà russa, diffuso nella cultura occidentale nel corso dei secoli sulla base di notizie tendenziose, ripetute al punto da convincerne gli stessi russi. Il conduttore Алексей Пиманов (Aleksey Pimanov) inizia la narrazione partendo dallo stesso Иван Грозный (Ivan il Terribile), famoso per aver ucciso il suo stesso figlio. È davvero così?

Il taglio di questo recentissimo documentario è senz’altro propagandistico, e si inserisce nel clima di холодная война (guerra fredda) che purtroppo stiamo vivendo negli ultimi anni. Proprio per questo però è interessante per studiare, capire e comprendere lo stato d’animo russo riguardo a quanto sta succedendo, oltre che per saperne di più della storia russa: i personaggi e gli avvenimenti storici russi vengono raccontati e messi a confronto con altri personaggi ed avvenimenti coevi della storia europea occidentale.

Per finire, la visione di questo документальный фильм è anche un eccellente esercizio per la comprensione del russo parlato, quindi ne consigliamo la visione a tutti coloro abbiano una buona dimestichezza con la lingua russa.

È disponibile al link qui sotto:

https://www.1tv.ru/doc/dokumentalnyy-cikl-mify-o-rossii/mify-o-rossii-russkaya-zhestokost-dokumentalnyy-cikl

Buona visione!

Lo stadio di Екатеринбург

Le immagini dello stadio di Екатеринбург (Yekaterinburg) nel corso degli ultimi giorni hanno fatto il giro del mondo:

http://www.repubblica.it/sport/2017/10/03/foto/russia_mondiali_2018_l_impianto_e_troppo_piccolo_costruite_due_tribune_fuori_dallo_stadio-177290852/1/

In occasione dei mondiali di calcio 2018, che si terranno in Russia, la Екатеринбург Арена ha subito un intervento di ampliamento alquanto bizzarro, come si può vedere dal link riportato e dalla foto qui sotto.

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La nostra opinione? Un vero peccato, non tanto per le tribune semoventi aggiunte, quanto perché è difficile da comprendere come quello che era un vero e proprio monumento architettonico sia stato modernizzato in questo modo (anche se va detto che già il precedente intervento di ristrutturazione, portato a termine tra il 2006 e il 2011, aveva in parte alterato l’aspetto originale dello stadio).

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Il Центральный стадион (Stadio centrale), come era noto, venne infatti costruito negli anni ’50, impiegando nei lavori anche i prigionieri di guerra tedeschi. Questi lavoravano non solo come manovali, ma anche come ingegneri e architetti. Il risultato dei lavori, inaugurato nel 1957, era un capolavoro in stile neoclassicista. Ad impreziosirne la facciata vennero installate delle sculture in gesso di sportivi e sportive in stile соцреализм (realismo socialista), ora sostituite da repliche in acciaio. E, soprattutto, ammantate come tutto il resto da una struttura futuristica: insomma, ora l’aspetto è tutt’altro.

Voi cosa ne pensate? Potreste immaginare un tale intervento sull’Arena di Milano? Non si poteva trovare un altro posto per costuire un’arena futuristica?

 

Моя жизнь di Chekhov

Anche oggi vogliamo proporvi un’opera di Антон Чехов (Anton Chekhov), uno dei più illustri alfieri della lingua e della letteratura russa.

Моя жизнь (La mia vita) è un повесть, ovverosia un romanzo breve o racconto lungo, genere abbastanza diffuso nella letteratura russa a cavallo tra il XIX° ed il XX° secolo. Fu scritto da Чехов nel corso del 1896 e pubblicato alla fine dello stesso anno, e tratta una materia molto attuale all’epoca, tanto che lo stesso autore desiderava intitolarlo В девяностых годах (Negli anni ’90). L’editore del settimanale Нива (Niva), che lo pubblicò per primo, insistette però per dargli il titolo a noi noto.

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Vi si narra appunto la vita del figlio di un architetto di provincia, indirizzato alla carriera da funzionario ma inadatto ad essa. Il protagonista, licenziato, decide di guadagnarsi da vivere lavorando come operaio, suscitando l’ira del padre che lo caccia di casa. Чехов nel corso del racconto affronta tematiche quali la durezza della vita degli operai a confronto di quella dei funzionari, le ingiustizie che questi lavoratori manuali subiscono e l’insicurezza a cui sono esposti. Proprio per questo gli editori temevano che questo racconto potesse non passare il vaglio della censura, e sempre per lo stesso motivo venne poi riprodotto in varie antologie di epoca sovietica.

Ne consigliamo vivamente la lettura a chi ha una buona dimestichezza con il russo scritto, per esercitare la propria comprensione scritta, ma suggeriamo inoltre la lettura di questo повесть, anche tradotto, a chi volesse approfondire la storia di quel periodo, fondamentale nella storia russa: i primi anni del regno dell’ultimo Царь (Zar), Николай II (Nicola II), in cui maturavano le recriminazioni degli strati più poveri della popolazione che poi portarono alle rivoluzioni russe.

Il testo completo lo potete trovare qui:

http://lib.ru/LITRA/CHEHOW/mylife.txt

Buona lettura!

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Александр Мамкин, un eroe della Seconda Guerra Mondiale

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I racconti che narrano le gesta di soldati e civili durante la Великая Отечественная война (Grande Guerra Patriottica, come viene chiamata in Russia la Seconda Guerra Mondiale) abbondano.

Fanno parte di una vera e propria epica russa, con la differenza che si tratta di vicende vere, tuttalpiù in parte romanzate: sono spesso i testimoni di quelle gesta a tramandarle, in vari casi per gratitudine dato che devono la vita a questi eroi del XX° secolo.

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La storia di Александр Мамкин (Aleksandr Mamkin) e della операция «Звёздочка» (operazione “Stellina”) occupa però un posto d’onore anche nell’ambito dell’epica sovietica: si tratta di una vicenda commovente, che è raccontata in modo breve ma efficace in un articolo pubblicato proprio due giorni fa che vi riportiamo. 

https://naprimer.today/hist120917/

Consigliamo a chi conosce o sta studiando il russo di leggere direttamente l’articolo, dato che è facilmente comprensibile a livello sia lessicale che di costruzioni e non richiede di impiegare molto tempo nell’esercizio.

Per chi non conoscesse la lingua russa, invece, questo è quanto successe: nel corso dell’inverno tra il ’43 e il ’44, a Полоцк (Polotsk) nel territorio occupato della Белоруссия (Bielorussia) i tedeschi avevano bisogno di sangue per le trasfusioni ai loro feriti. Decisero di ricavarlo dai bambini del детский дом (orfanotrofio) locale. Il direttore del детский дом riuscì fortunatamente a prendere tempo, convincendo i tedeschi che i bambini erano in condizioni tali che, prima di potere usare il sangue dei bambini, avrebbero dovuto curarli e nutrirli adeguatamente per qualche tempo.

Entrarono qui in gioco i partigiani del gruppo «Бесстрашные» (“Senza paura”), che organizzarono assieme all’aeronautica militare sovietica l’operazione di salvataggio nota come операция «Звёздочка»: i bambini ed il personale del детский дом vennero fatti passare nella notte tra il 18 ed il 19 febbraio nella zona controllata dai partigiani, e da lì iniziarono le operazioni di evacuazione tramite velivoli Р-5 (R-5), attraverso la linea del fronte.

Tra i piloti di questi aerei c’era il ventottenne Александр Мамкин, figlio di contadini della regione di Воронеж (Voronezh). Cresciuto senza il padre, morto quando aveva soli due anni, Мамкин era diventato pilota civile a pochi anni dall’inizio della guerra, nel corso della quale aveva già compiuto circa 70 voli notturni di ricognizione oltre le linee nemiche. Gli ultimi di questi voli furono quelli che Мамкин portò a termine nell’операция «Звёздочка», e viene giustamente ricordato per aver portato a termine in condizioni estreme il volo conclusivo dell’operazione.

Quest’ultimo volo partì la notte tra il 10 e l’11 aprile del ’44, e trasportava dieci bambini, la loro educatrice e due partigiani feriti. Attraversando la linea del fronte l’Р-5 venne colpito, e la cabina cominciò a bruciare. Se Мамкин fosse stato da solo, avrebbe potuto lanciarsi col paracadute ed evitare la morte, ma aveva la responsabilità di altre 13 vite umane: continuò a volare, in condizioni disperate, bruciando, e nonostante il dolore riusci ad atterrare in una radura. Uscendo non si capisce bene come dalla cabina, le sue ultime parole prima di morire furono: «Дети живы?» (“I bambini sono vivi?”).

Lo erano.

 

 

Il Новодевичий монастырь a Mosca

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Tra le innumerevoli attrazioni che può vantare Москва (Mosca), parecchie sono localizzate non esattamente al centro della città. Ciononostante, nel corso di una visita a Москва è assolutamente consigliato fare un giro anche al di fuori del centro, ad esempio per visitare la zona in cui si trova il Новодевичий монастырь (monastero di Novodevichiy).

Il Новодевичий монастырь si trova a una decina di chilometri a sud-ovest dal centro di Москва, sulle rive della Москва (Moskva, il fiume) e nelle immediate vicinanze dello stadio Лужники (Luzhniki). Poco oltre si innalzano i Воробьёвы горы (le Colline dei Passeri), dove si trova la sede della Московский государственный университет (Università statale di Mosca) con il suo imponente edificio costruito nel secondo dopoguerra.

Il Новодевичий монастырь è un complesso monasteriale di indubbia attrattiva, tanto dal punto di vista architettonico (è stato inserito dall’UNESCO nello список всемирного
наследия человечества – patrimonio mondiale dell’umanità) quanto da quello storico. Venne infatti costruito in osservanza del обет (voto) dato dal Великий князь Василий III (Grande principe Basilio III) in occasione dell’assedio di Смоленск (Smolensk) nel 1514: Василий III promise di costruire un monastero femminile a Москва se Dio gli avesse concesso la vittoria. Dieci anni dopo, il Новодевичий монастырь venne fondato.

Si narra però che Василий III, nel fondare il monastero, avesse un secondo fine: sposato da 20 anni con Соломония (Solomoniya), non era riuscito ancora ad avere un erede. Una volta riuscito ad ottenere l’autorizzazione della Chiesa a convolare a seconde nozze, fece prendere i voti a sua moglie Соломония e fondò per lei questo monastero (dove lei però mai mise piede).

A questo divorzio (il primo nella storia russa) nel 1526 seguirono le nozze con la giovane Елена (Yelena), e nel 1530 finalmente Василий III ebbe il suo primogenito Иван (Ivan), noto poi come Иван Грозный (Ivan Grozniy). Siamo quindi davanti a un avvenimento che davvero cambiò il corso della storia russa e della diffusione della lingua russa, che senza di Иван Грозный oggi potrebbe non essere così diffusa e conosciuta.

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È assolutamente da visitare, specie se si considera che giusto di fianco si trova il Новодевичье кладбище (cimitero di Novodevichiy), in cui si trovano i monumenti funebri di numerose personalità russe morte nel XX° secolo, che ne fanno un vero e proprio Père-Lachaise russo.

Per arrivare al Новодевичий монастырь è sufficiente utilizzare la metro moscovita: si trova infatti alla convergenza tra la linea circolare (fermata Лужники) e la linea 1 (fermata Спортивная – Sportivnaya).

Buon viaggio!

Il viaggio da Pietroburgo a Mosca di Радищев

Oggi vi proponiamo una lettura che risale addirittura al XVIII° secolo, e che in Russia è stata a lungo oggetto di censura per le idee in essa propugnate.

L’autore di Путешествие из Петербурга в Москву (Viaggio da Pietroburgo a Mosca) è Александр Радищев (Aleksandr Radishev), scrittore e filosofo. Lavorò a quest’opera nel corso degli anni ’80, e la stampò lui stesso nella tipografia allestita presso casa sua nel 1789. Путешествие passò al vaglio della censore, che fu ingannato dal fatto che i suoi capitoli sono intitolati col nome delle stazioni di posta tra le due città lo considerò un путеводитель (guida) e nemmeno lo lesse. Si diffuse rapidamente, e finì anche sul tavolo della zarina Екатерина II (Caterina Seconda). Per i contenuti dell’opera, Радищев venne addirittura processato e condannato a morte (pena poi commutata, misericordiosamente, in 10 anni di esilio in Siberia). Perché?

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Радищев in Путешествие non scrive oscenità, né offende la morale in modo alcuno. Tanto meno attacca la corona. Si limita a fare un’analisi spietata della società russa dell’epoca, ed in particolare dell’istituto del крепостное право (servitù della gleba) ancora vigente nell’Impero Russo. A molte delle stazioni di posta che compongono il libro Радищев racconta episodi di struggenti ingiustizie, ed elabora il suo pensiero a riguardo invocando la liberazione dei contadini e la spartizione delle terre.

Quella che oggi può sembrare un’opera innocua era all’epoca incendiaria, tanto che la stessa Екатерина II definì il suo autore бунтовщик (ribelle) e stabilì uno запрет (divieto) alla diffusione di Путешествие che durò più di un secolo. Solo in epoca sovietica Путешествие entrò nei programmi scolastici, ma per ben altre ragioni dato che si considerava Радищев il primo rivoluzionario russo.

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Путешествие è un’opera estremamente interessante, che non solo aiuta a capire il periodo storico in cui è stata scritta ma anche l’evoluzione della mentalità russa. Contiene considerazioni estremamente attuali, non solo per la Russia ma anche per tutto il resto del mondo. Ma questo libro va anche oltre la critica sociale, dato che Радищев si esprime praticamente su di ogni argomento: parla di famiglia, di educazione, fa della satira sociale e dice la sua sulla poesia russa dei tempi, oltre che fornire un’accurata (per quanto forse non proprio pertinente) biografia di Ломоносов (Lomonosov). La lettura di Путешествие può però risultare particolarmente ostica, dato che vi si utilizza un russo arcaico ed una terminologia distante da quella odierna. Nulla di insormontabile, ma sicuramente la lettura è consigliata solo a chi ha già un’ottima conoscenza della lingua russa e delle sue costruzioni.

Buona lettura!

 

 

Беспредел, film del 1989

Беспредел (letteralmente “senza limiti”) è un termine russo difficilmente traducibile, che indica tanto la violazione di leggi scritte o non scritte, tanto la loro completa assenza, e sottintende la prepotenza e la mancanza di rispetto di coloro che agiscono. Il termine беспредел è così diventato di comune utilizzo negli anni ’90, quando ai 70 anni di ordine e inquadramento sovietico seguì un effettivo vuoto di potere in cui corruzione e criminalità la facevano da padrone in ogni singolo aspetto della vita dei cittadini russi e non.

L’omonimo lungometraggio che vi proponiamo oggi è in realtà immediatamente anteriore a quel periodo, dato che è girato ai tempi della перестройка (perestrojka, letteralmente “ricostruzione”), e narra di un беспредел ben preciso, cioè all’insubordinazione dei мужики (letteralmente “contadini”, il termine indica i comuni detenuti) all’autorità dei блатные (i rappresentanti della criminalità organizzata), in combutta con l’amministrazione penitenziaria. Tuttavia, proprio per quanto indicato sopra, il беспредел del titolo è ambivalente: si riferisce infatti anche, e forse prima di tutto, alla prepotenza del regime dei блатные in prigione.

Vi avvertiamo: si tratta di un film pesante, tanto per i temi trattati quanto per la sua atmosfera, ma ne consigliamo la visione a tutti coloro che vogliono approfondire la loro conoscenza della cinematografia della перестройка, e quindi della cultura e dello stato d’animo diffuso in quel cruciale periodo della storia della Russia e di tutti i paesi di lingua russa: vi era un desiderio di parlare finalmente in modo franco di quello che non funzionava, come primo passo per risolvere i problemi del paese. Era un desiderio genuino, e la cinematografia di quegli anni è senz’altro unica nella storia della Russia.

Trattandosi di un film ambientato in prigione, a causa dell’utilizzo di molti termini gergali potrebbe risultare di difficile comprensione anche per chi ha un’ottima conoscenza del russo. Per consentirne la visione a tutti, ed anche a coloro che non conoscono il russo, abbiamo quindi scelto di fornirvi una versione sottotitolata in inglese.

Buona visione!

La casa col mezzanino di Чехов

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Антон Чехов (Anton Chekhov) non ha bisogno di presentazioni: è probabilmente lo scrittore russo più famoso della sua epoca (fine ottocento e inizio novecento), e nel corso della sua vita la sua produzione letteraria è stata più che prolifica.

È universalmente conosciuto e apprezzato come драматург (drammaturgo, autore teatrale), ed è infatti molto probabile che, durante un vostro soggiorno in una qualsiasi città di lingua russa o in cui è attivo un teatro russo, avrete l’opportunità di vedere in scena una delle sue opere. Non da meno è però la sua attività come прозаик (autore di prosa), che lo vede autore di moltissimi рассказы (racconti) e повести (racconti lunghi o romanzi brevi) che sono rimasti nella storia della letteratura russa.

A questo genere appartiene il suo famoso рассказ (racconto) Дом с мезонином (La casa col mezzanino), di cui vogliamo parlarvi oggi.

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Дом с мезонином venne pubblicato nel 1896, e sebbene sia evidente che Чехов l’abbia ambientato in luoghi ispirati dalla sua personale esperienza non è invece chiaro se il racconto si può considerare davvero autobiografico. Vi si racconta l’estate di un художник (pittore) nella campagna russa, ed in particolare di come fa conoscenza con le due sorelle Волчанинов (Volchaninov) che appunto abitano nella casa col mezzanino. Il рассказ si sviluppa attorno ai dialoghi dei protagonisti, in particolare quelli tra il художник e la sorella maggiore, che come ci si può aspettare da un драматург sono estremamente riusciti sia nella forma che nei contenuti: di lettura agevole, affrontano temi importanti in modo serio eppure di facile comprensione. Чехов riesce poi a ricreare l’atmosfera di una sonnolenta estate nella campagna russa in modo eccezionale, grazie ad un’attenzione ai dettagli fuori dal comune.

Questa dedizione quasi fotografica ai dettagli, a dire il vero, non fu apprezzata proprio da tutti i critici: Иероним Ясинский (Ieronim Yasinskiy) disse infatti di questo racconto “Дом с мезонином не играет никакой роли в “Доме с мезонином“. Он мог быть и без мезонина” (La casa col mezzanino non ha nessun ruolo in “La casa col mezzanino”. Poteva anche essere senza mezzanino).

Consigliamo la lettura di questo рассказ a chiunque sia in grado di leggere autonomamente testi di normale complessità, per esercitare la comprensione del russo scritto e per addentrarsi nell’atmosfera di un’estate russa di fine ottocento.

 

Buona lettura!   

La bevanda estiva per eccellenza: il квас

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Chiunque sia stato in un Russia o in uno qualsiasi dei paesi ex sovietici nel corso dell’estate l’avrà trovato sulla sua strada: il квас (kvas). Si tratta di una bevanda acida, molto rinfrescante e dal contenuto alcolico molto basso (quasi mai oltre il 2%), e viene infatti servita senza troppi problemi anche ai bambini.

Si ottiene tramite il processo di брожение (fermentazione) del ржаной хлеб (pane di segale), ed è infatti noto anche come хлебный квас (kvas di pane). È una bevanda antichissima, che i popoli slavi orientali preparavano ben prima dell’era della Киевская Русь (Rus’ di Kiev). Viene menzionata per la prima volta in uno scritto del 996: dopo il suo крещение (battesimo), il principe Владимир Святославич (Vladimir Svyatoslavich) ordinò di dare al popolo пищу, мёд и квас (cibo, miele e kvas).

All’epoca era la bevanda di tutti i giorni, ed i крестьяне (contadini) russi la portavano con sé nei campi dato che consideravano che fosse un corroborante e facesse passare la stanchezza. C’è di più: veniva (e tuttora viene) considerato un vero toccasana, capace di migliorare il tono muscolare e la digestione. Era servito ai pazienti degli ospedali, ai soldati in caserma, ai marinai…

Era quindi onnipresente, e ancora oggi viene anche utilizzato in alcune ricette come base delle zuppe fredde, ad esempio la окрошка (okroshka).

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Si è sempre venduto per strada, ma è ai tempi dell’Unione Sovietica che si è iniziato a vendere из желтых бочек (dalle cisterne gialle), che sono poi spesso le stesse che si vedono ancora oggi per strada d’estate in Russia o nei paesi dell’ex Unione Sovietica.

Un напиток (bevanda) così importante nella cultura russa non poteva che essere oggetto di proverbi e modi di dire, che vi riportiamo in lingua russa:

 

Квас, как хлеб, никогда не надоест (Il kvas, come il pane, non stanca mai)

Русский квас, много народу спас! (Il kvas russo ha salvato molta gente!)

И худой квас лучше хорошей воды. (Anche il kvas cattivo è meglio dell’acqua buona)

Щи с мясом, а нет — так хлеб с квасом. (Shchi con la carne, e se non c’è, allora pane con il kvas)

Кабы хлеб да квас, так и всё у нас. (Se abbiamo pane e kvas, allora abbiamo tutto)

 

Ora sapete di cosa si tratta!

Перевал Дятлова: uno dei più grandi misteri russi

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La vicenda conosciuta come перевал Дятлова (Passo Dyatlov) è una delle più sconcertanti e misteriose nella storia della Russia moderna (all’epoca Unione Sovietica).

Prende il nome dal capocordata, Игорь Дятлов (Igor Dyatlov), organizzatore di questa fatale spedizione turistica tra le montagne del Северный Урал (Urali settentrionali) nel 1959. A partire con lui furono altri nove studenti, tutti appartenenti al клуб туристов (club turistico) del politecnico di Свердловск (Sverdlovsk, oggi Екатеринбург – Yekaterinburg).

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L’escursione doveva durare 16-18 giorni, nel corso dei quali la cordata doveva percorrere più di 300 chilometri на лыжах (sugli sci). I туристы (turisti) erano attesi al villaggio di Вижай (Vizhay) il 12 febbraio, ma non arrivarono mai.

Le spedizioni di salvataggio partite nei giorni e nei mesi successivi stabilirono un quadro inquietante: su di un перевал (passo) allora senza nome (ed oggi conosciuto come перевал Дятлова) trovarono la tenda della cordata, vuota, tagliata dall’interno e dove erano rimasti i vestiti dei туристы. I туристы erano quindi scappati all’improvviso, senza avere il tempo di vestirsi. Sparpagliati a qualche chilometro di distanza giacevano i corpi congelati dei туристы.

Nel corso degli anni successivi le indagini cercarono di stabilire, o di nascondere, cosa era successo. Ancora oggi non si sa la ragione della morte dei туристы, e quello del перевал Дятлова rimane uno dei più inquietanti misteri della storia recente russa. Il документальный фильм (documentario) che vi proponiamo qui sotto, trasmesso dal Первый канал (Primo canale della tv nazionale russa), ripercorre gli eventi e cerca di risolvere il mistero:

http://www.1tv.ru/doc/pro-istoriyu/pereval-dyatlova-otchisleny-po-sluchayu-smerti

Come gli altri documentari proposti nel corso delle scorse settimane, anche questo permette di esercitare la propria comprensione del russo parlato in modo eccellente: la narrazione è chiara e non eccessivamente rapida, il numero di voci ed accenti a cui lo studente deve abituarsi è limitato e la vicenda è senz’altro di evidente interesse.

Buona visione!