Il requiem per un vivente di Алан Черчесов

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Алан Черчесов (Alan Cherchesov) è uno scrittore contemporaneo poco conosciuto, che viene dalla Северная Осетия (Ossezia del nord), una regione della Russia meridionale ai confini con la Georgia.

La Северная Осетия è a tutti gli effetti una regione russa, dove vive la grande maggioranza degli осетины (osseti), etnia di cui Алан Черчесов è esponente. Un’altra importante fetta di questa popolazione vive nella Южная Осетия (Ossezia del sud), una regione prevalentemente montuosa ufficialmente nel territorio della Georgia, che nel corso dell’ultimo decennio ha però proclamato la sua indipendenza con il supporto militare russo.

Реквием по живущему (Requiem per un vivente), pubblicato nel 1994, è un роман (romanzo) senza tempo, ambientato proprio sulle montagne del Caucaso in un аул (villaggio) isolato in cui la vita della famiglia del narratore si intreccia con quella di un altro abitante dell’аул, un giovane orfano noto solamente come Одинокий (Solitario). È una lettura estremamente coinvolgente, in cui sullo sfondo della natura incontaminata del Caucaso si dipana un intreccio appassionante. È inoltre una grande testimonianza delle consuetudini e delle credenze degli осетины, una popolazione in cui ancora oggi circa il 30% delle persone è pagano e che (come d’altronde tutti i popoli caucasici) considera sacra l’ospitalità.

Consigliamo vivamente la lettura di questo роман, che è peraltro scritto splendidamente da Черчесов, uno scrittore che meriterebbe di essere più conosciuto sia in Russia che fuori dalla Russia. Un chiarimento per coloro che volessero intraprendere la lettura di questo роман ma fossero spaventati dalla regionalità del testo: oltre ad essere stilisticamente impeccabile, il russo di Реквием по живущему risulterà perfettamente chiaro a tutti coloro che abbiano una buona comprensione del russo scritto. Anche l’uso di alcuni termini locali, infatti, non è problematico in quanto il loro significato diventa chiaro nel contesto della narrazione.

Qui sotto vi riportiamo un link al testo integrale:

https://knigogid.ru/books/106798-rekviem-po-zhivuschemu/toread

Buona lettura!

Il ritorno di Остап Бендер

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Vi abbiamo già parlato della prima opera di Ильф и Петров (Il’f e Petrov), Двенадцать стульев (Le 12 sedie), il cui travolgente protagonista Остап Бендер (Ostap Bender) è diventato un personaggio tra i più famosi nella cultura popolare russa e di lingua russa in genere.

Un personaggio così dirompente, Остап Бендер, da convincere i suoi due autori Ильф и Петров a riportarlo sulla scena nel loro secondo romanzo, Золотой телёнок (Il vitello d’oro), pubblicato tre anni dopo Двенадцать стульев. In realtà Золотой телёнок sarebbe potuto essere pubblicato molto prima, dato che i due autori si misero al lavoro già nel 1928, ma Ильф nel corso del 1929 decise di provare a diventare фотохудожник (fotografo artistico) e i lavori rallentarono. Петров racconta: “Было у меня на книжке восемьсот рублей, и был чудный соавтор. Я одолжил ему мои восемьсот рублей на покупку фотоаппарата. И что же? Нет у меня больше ни денег, ни соавтора.” (“Per il libro avevo ottocento rubli, ed un coautore meraviglioso. Gli ho prestato i miei ottocento rubli per comprare una macchina fotografica. E cosa è successo? Non ho più né i soldi, né il coautore.”

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Anche questo, come il precedente, è un плутовской роман (romanzo picaresco) in cui i personaggi viaggiano all’avventura per tutta la Russia sovietica e non solo: buona parte dell’intreccio si svolge a Черноморск (Chernomorsk), che è chiaramente Одесса (Odessa), e nella steppa dell’odierno Казахстан (Kazakistan).

Consigliamo la lettura di questo роман, come sempre, per esercitare la comprensione del russo scritto: la scrittura di Ильф и Петров è divertente e chiara, ricercata e varia nelle espressioni senza essere complicata nelle costruzioni. Insomma, leggere Золотой телёнок arricchirà il vostro vocabolario senza richiedere uno sforzo eccessivo. Inoltre, Золотой телёнок è un caposaldo della letteratura satirica russa e sovietica, ed è una lettura divertente ed anche interessante nella sua scanzonata rappresentazione della neonata Unione Sovietica degli anni ’20 e ’30.

Buona lettura!

Ильф и Петров e le 12 sedie

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Vi abbiamo già presentato una versione cinematografica di Двенадцать стульев (Le dodici sedie), che vi consigliamo assolutamente di vedere. Oggi però vogliamo parlarvi degli autori di questo capolavoro umoristico.

Илья Ильф (Il’ya Il’f) e Евгений Петров (Evgeniy Petrov) iniziarono a scrivere questo роман (romanzo) a quattro mani nell’estate del 1927, quando il già affermato Валентин Катаев (Valentin Katayev) scherzando disse a Ильф e Петров che avrebbe voluto essere il Dumas padre della letteratura sovietica, e che aveva bisogno di altri scrittori che sviluppassero le sue idee lasciando poi a lui solo il compito di rileggere e correggere. Fu lo stesso Катаев a suggerire a Ильф e Петров di scrivere un авантюрный роман (romanzo d’avventura) su dei soldi nascosti in una poltrona. Lui avrebbe poi letto e corretto il черновик (bozza).

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Ильф e Петров si dedicarono anima e corpo al progetto, e quando portarono il primo capitolo a Катаев questi disse loro che non avevano bisogno del suo aiuto e potevano continuare da soli, solo dovevano dedicarlo a lui e regalargli un portasigari d’oro con i soldi ricevuti dalla pubblicazione del роман.

Il risultato di questa collaborazione è forse il più famoso авантюрный роман in lingua russa dell’epoca, in cui i due scrittori odessiti hanno fuso un intreccio complesso e un umorismo leggero, scrivendo in un russo immediato e variopinto (specialmente quando a prendere la parola è Остап Бендер – Ostap Bender). Sono entrati nella cultura russa (e di lingua russa) non solo i personaggi di Двенадцать стульев, ma anche e soprattutto innumerevoli цитата (citazioni) che sono ormai di uso comune. Su tutte, come non ricordare “А может тебе ещё дать ключ от квартиры, где деньги лежат?” (“Magari vuoi anche le chiavi dell’appartamento dove ci sono i soldi?”), che Остап Бендер pronuncia nel primo capitolo e ripete più volte nel corso del роман.

Consigliamo la lettura di questo divertentissimo роман a tutti coloro che vogliono esercitare la loro comprensione del russo scritto: le frasi sono generalmente piuttosto brevi, ed il lessico utilizzato per quanto non semplicissimo non ostacola la comprensione dell’intreccio.

Buona lettura!

Горячий снег, romanzo di Бондарев

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Юрий Бондарев (Yuriy Bondarev) è uno scrittore sovietico e russo, autore di diversi romanzi appartenenti al genere letterario della лейтенантская проза (prosa dei luogotenenti). Con questa locuzione si indica in lingua russa quel filone letterario in cui gli allora giovani ufficiali raccontano gli eventi vissuti in prima persona durante la Великая Отечественная война (Grande Guerra Patriottica, come viene chiamata nei paesi ex-sovietici ed in Russia in particolare la Seconda Guerra Mondiale).

In Горячий снег (Neve calda), pubblicato nel 1970, Бондарев racconta gli avvenimenti di pochissimi giorni, fittissimi e tremendi, nel dicembre 1942 a una cinquantina di chilometri da Сталинград (Stalingrado). In un grande esempio di социалистический реализм (realismo socialista), Бондарев è capace di catapultarci sul campo di battaglia e farci vivere in prima persona il dramma e la disperazione della guerra, la paura e la rabbia, ma anche le speranze dei soldati.

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Consigliamo questo libro a chi già ha un’ottima conoscenza del russo, dato che la lingua utilizzata da Бондарев è complessa e le sue frasi hanno costruzioni molto articolate. Per di più, il libro abbonda di termini tecnico-militari che appesantiscono la lettura e la comprensione specie per chi non ha già una buona dimestichezza con la comprensione del russo scritto. Tuttavia, come già anticipato, leggere Горячий снег è un’esperienza avvincente, e Бондарев non solo descrive in modo eccelso panorami desolanti e battaglie, ma è anche capace di farci immedesimare con i suoi protagonisti e farci entrare nella loro psicologia.

Buona lettura!

Il diario di un guardiano di ospedale, Олег Павлов

 

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Олег Павлов (Oleg Pavlov) è uno dei maggiori autori di prosa russa contemporanea, vincitore nel 2012 del премия Александра Солженицына (premio Aleksandr Solzhenitsyn). Del 2012 è anche il libro che vi consigliamo oggi, Дневник больничного охранника (Diario di un guardiano di ospedale), anche se è in realtà ambientato nel corso dei лихие девяностые, i selvaggi anni novanta che hanno seguito il crollo dell’Unione Sovietica.

Si tratta di un libro di genere indefinibile: non è un роман (romanzo), né uno сборник рассказов (raccolta di racconti). Non è neanche propriamente un дневник (diario), in quanto gli appunti e gli episodi raccontati da Павлов,  all’epoca охранник in un ospedale moscovita, da una parte sono soprattutto riferiti ad altri personaggi (personale dell’ospedale e pazienti), e dall’altra si susseguono senza essere localizzati nel tempo con precisione.

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Il libro è consigliatissimo per varie ragioni: il linguaggio è piuttosto semplice e moderno, ed essendo il diario composto di brevi spaccati di vita è di lettura agevole. Chi sta imparando il russo può tranquillamente leggerne due o tre brani al giorno, migliorando la propria comprensione scritta senza affaticarsi troppo. Per di più, il libro è consigliato a chiunque abbia un interesse per la cultura russa: racconta infatti in modo spietato i лихие девяностые, periodo epocale nella storia della Russia moderna, in cui ognuno aveva finalmente ottenuto la libertà di doversi occupare della propria famiglia senza l’ingombrante rete di sicurezza dei 70 anni precedenti.

Il libro è interamente disponibile al seguente indirizzo:

Fai clic per accedere a dnevnik.pdf

Buona lettura!

Le anime morte di Гоголь

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Мёртвые души (Le anime morte) è una delle composizioni più famose di Николай Гоголь (Nikolay Gogol’), autore a cui nel corso degli scorsi mesi abbiamo già dedicato più articoli.

In questo caso ci troviamo di fronte a un роман (romanzo), o come Гоголь  stesso lo definisce una прозаическая поэма (poema in prosa), e si tratta forse del testo più russo che si possa immaginare, tanto come lingua quanto come soggetto.

Vi si raccontano infatti le avventure di Павел Чичиков (Pavel Chichikov), un ex чиновник (funzionario) che giunge in un’innominata città di provincia (город N) ed inizia a stringere amicizia con i notabili cittadini, che apprezzano le sue buone maniere e la sua piacevole conversazione. Ma il furbo Чичиков ha in realtà ben altri piani…

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Si tratta di un роман estremamente interessante, in cui ogni personaggio rappresenta l’archetipo di un certo genere di possidente o funzionario della provincia russa nel diciannovesimo secolo. Le riflessioni di Гоголь permettono di addentrarsi in quella che è l’anima sonnolenta della Russia provinciale, andando ben al di là della satira.

Oltretutto, la lingua di Гоголь è limpida, chiara e di comprensione piuttosto facile, e non presentando la lettura di questo testo particolari difficoltà ci sentiamo di consigliarlo a chiunque abbia un buon livello di russo: è sicuramente un ottimo esercizio, oltre che essere una lettura gradevolissima.

Una curiosità: quello che si legge come Мёртвые души è in realtà solo il primo tomo di quella che doveva essere un’opera in tre episodi. Гоголь però distrusse il secondo tomo, di cui sono rimasti solo degli estratti, e non arrivò mai a scrivere il terzo.

Buona lettura!

L’angelo di fuoco di Брюсов

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Vi abbiamo già proposto la lettura di un’opera di Валерий Брюсов (Valeriy Bryusov), nello specifico Алтарь Победы (L’altare della Vittoria). Anche quello di cui parleremo oggi, Огненный ангел (L’angelo di fuoco) è un исторический роман (romanzo storico), ma l’avventura si svolge in Germania nel corso del ‘500.

Scritto tra 1905 e 1907, vi si racconta la storia di Ruprecht, un cavaliere che di ritorno in patria dalle Americhe incontra una misteriosa ragazza, Renata. Questa è ossessionata da un precedente amante, Henrich, che considera essere l’impersonificazione dell’огненный ангел. La storia si dipana in un’atmosfera a tinte fosche, ombrosa, gotica, dove regna l’occultismo: la realtà sconfina nei sogni, anche se è più corretto parlare di incubi, e viceversa.

In questo роман, Брюсов raffigura la storia della sua relazione con altri due scrittori: Нина Петровская (Nina Petrovskaya) e Андрей Белый (Andrey Beliy). Come poi per il successivo Алтарь Победы, Брюсов svolge un meticoloso lavoro di ricerca storica anche per Огненный ангел, immergendosi nella storia delle superstizioni e delle credenze del XVI° secolo.

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Огненный ангел è anche servito come soggetto per l’omonima opera di Сергей Прокофьев (Sergey Profokiev): sebbene questi ne ultimò la scrittura nel 1927, non venne mai messa in scena nel corso della vita dell’autore (la première fu infatti a Venezia ben 28 anni dopo, nel 1955).

Consigliamo la lettura in lingua originale solo a chi già padroneggia il russo, dato che si tratta di un testo complesso, e dato che il linguaggio di Брюсов per quanto nitido è particolarmente erudito e può risultare ostico. Tuttavia, la storia è talmente interessante che non possiamo non consigliare questo libro anche nella sua traduzione.

Buona lettura!

Pietroburgo di Андрей Белый

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Андрей Белый (Andrey Beliy) è uno scrittore russo attivo nella prima parte del XX° secolo, capostipite delle correnti del simbolismo e modernismo russi.

Петербург (Pietroburgo) è il suo secondo роман (romanzo), pubblicato nel 1913 ma ambientato nel 1905 ai tempi della prima rivoluzione russa. Racconta una storia movimentata, in cui un’organizzazione terroristica pretende da Николай Аполлонович Аблеухов (Nikolay Appollonovich Ableukhov) l’assassinio di suo padre, un noto funzionario governativo. Sebbene l’intreccio si svolga in un’atmosfera surreale e allucinata (la stessa Петербург – specie nel corso della notte – diventa un personaggio), è un libro che si ispira a personaggi effettivamente esistiti: il padre di Николай, Аполлон Аполлонович Аблеухов (Apollon Appollonovich Ableukhov) è modellato sul consigliere reazionario Константин Победоносцев (Konstantin Pobedonoszev), mentre il terrorista Александр Иванович Дудкин (Aleksandr Ivanovich Dudkin) è ispirato a Борис Савинков (Boris Savinkov).

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La scrittura di Белый è estremamente complessa, con un gioco di allitterazioni e un linguaggio molto ricercato. Per di più, sia per il suo umorismo che per l’andamento onirico della sua narrazione, la lettura di questo роман risulta davvero impegnativa: basti pensare che è considerato da Набоков (Nabokov) il precursore dell’Ulisse di Joyce. Tuttavia, rimane un capolavoro della letteratura russa, e lo sforzo di chi volesse leggerlo verrà ampiamente premiato (ovviamente lo consigliamo solo a chi padroneggia ormai la lingua russa).

Buona lettura!

Кавказский пленник di Tolstoy

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Vi abbiamo già proposto un romanzo di Лев Толстой (Lev Tolstoy), Семейное счастие (Felicità familiare). Oggi vi proponiamo invece un повесть (racconto lungo o romanzo breve) che racconta una storia completamente diversa: Кавказский пленник (Il prigioniero del Caucaso).

La vicenda si svolge sui monti del Caucaso ai tempi della Кавказская война (guerra del Caucaso), durata dal 1817 al 1864 tra l’Impero Russo e le popolazioni locali, e si dice essere ispirata da eventi veri: Толстой aveva infatti svolto il suo servizio militare, proprio nel Caucaso, nel corso degli anni ’50. Vi si racconta la prigionia di due soldati russi, il protagonista Жилин (Zhilin) e Костылин (Kostylin), in un villaggio di татары (tatari).

Si tratta di un повесть estremamente apprezzato, stampato e ristampato in innumerevoli edizioni e parte del programma scolastico russo. È stato per di più l’oggetto di più di un’экранизация (adattamento cinematografico): una “classica” del 1975, ed un’altra del 1996 che traspone gli avvenimenti ai tempi della guerra in Cecenia degli anni ’90.

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Anche Кавказский пленник è disponibile in russo con testo a fronte in edizione BUR, con il рассказ (racconto) Три смерти (Tre morti), sempre di Лев Толстой. È quindi consigliatissimo proprio in questa edizione, che permette a chi sta ancora apprendendo la lingua russa di esercitarsi nella lettura senza il fastidio di dover cercare ogni parola che non conosce.

Buona lettura!

 

Эдуард Лимонов secondo Carrère

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Эдуард Лимонов (Eduard Limonov) è uno scrittore e poeta russo dalla vita estremamente avventurosa, che negli ultimi 25 anni si è principalmente dedicato all’attività politica (è uno dei fondatori della Национал-большевистская партия, il partito nazional-bolscevico, partito estremista di opposizione nel panorama politico russo).

Emmanuel Carrère è invece uno scrittore francese di successo, figlio di una famosa sovietologa, che aveva conosciuto Савенко (Savenko, vero nome di Лимонов che prende il suo soprannome dal termine лимонка, letteralmente “piccolo limone”, che sta ad indicare un particolare tipo di granata) alla fine degli anni ’80 a Parigi e che, per la stesura di questa biografia romanzata, lo ha rincontrato a Москва (Mosca) ed ha trascorso diverse settimane con lui.

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“Limonov”, sebbene non sia in lingua russa (la stesura originale è infatti in francese), è un libro estremamente interessante per varie ragioni. Prima di tutto, come già detto, la vita di Лимонов è in sé un’avventura: nato durante la Seconda Guerra Mondiale, trascorre la sua infanzia a Харьков (Kharkov, attualmente in Ucraina), si trasferisce poi a Москва a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 dove la sua attività di poeta dissidente lo porta (secondo quanto dice) ai ferri corti con il КГБ (KGB). Nel ’74 gli viene data un’alternativa: o diventare осведомитель (informatore), o emigrare a ovest. Vive poi tra New York e Parigi, fino al ritorno in patria nel ’91. E c’è molto altro: la guerra nei Balcani, la prigione…

La seconda, ma non per importanza, ragione per cui il libro è consigliato è la sua ambientazione: nel raccontare la storia di Лимонов, Carrère ci dipinge un panorama di quello che sono state l’Unione Sovietica prima e la Russia poi nel corso di quasi 70 anni, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. “Limonov” sarà quindi molto apprezzato da chi vuole saperne di più della vita in quella parte nel mondo nel XX° secolo e oltre, in quanto fornisce uno spaccato umano molto sincero, vivo e dettagliato di com’era e com’è vivere laggiù.

Buona lettura!