L’uomo nell’astuccio di Чехов

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Nel corso degli ultimi mesi vi abbiamo proposto diversi рассказы (racconti) del grande писатель (scrittore) russo Антон Чехов (Anton Chekhov), e anche oggi vogliamo proporvi una lettura interessante.

Человек в футляре (L’uomo nell’astuccio) è un рассказ scritto da Чехов nel corso dei mesi di maggio e giugno del 1898, ed assieme ad altri due altri рассказы (di cui vi parleremo più avanti) forma la Маленькая трилогия (Piccola trilogia). Nella Маленькая трилогия due amici, Иван Иваныч (Ivan Ivanic) e Буркин (Burkin), si raccontano diverse storie riposando da una battuta di охота (caccia).

Буркин racconta la storia di un suo bizzarro collega del ginnasio, Беликов (Belikov), учитель греческого языка (insegnante di lingua greca), che era un vero e proprio человек в футляре.

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Considerando che il рассказ è breve, non vi diremo oltre per non rovinarvi la sorpresa: la lettura di questo testo permette non solo di esercitare la propria comprensione del russo scritto su di un autore tra i più famosi, ma anche di imparare delle parole nuove senza eccessivo sforzo (il рассказ è abbastanza schematico e di buona parte dei termini, anche se non si conoscono, si può intuire il significato seguendo la storia).

Il testo completo di questo interessante racconto lo potete trovare al seguente indirizzo:

http://ilibrary.ru/text/438/p.1/index.html

Buona lettura!

Преступление и наказание, un capolavoro

La scorsa settimana vi abbiamo parlato di Шмаринов (Shmarinov), un illustratore di romanzi divenuto propagandista in occasione dell’invasione nazista.

Tra le sue opere, come potete vedere dalla collezione di disegni qui sotto, c’è anche l’edizione illustrata di Преступление и наказание (Delitto e castigo), l’arcinoto шедевр (capolavoro) di Фёдор Достоевский (Fyodor Dostoyevskiy).

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Questo роман (romanzo) non ha bisogno di presentazioni, dato che nel corso degli ormai 150 anni dalla sua pubblicazione è stato tradotto praticamente in ogni lingua ed è diventato una delle opere più note in lingua russa.

La vicenda di Родион Раскольников (Rodion Raskol’nikov), il главный герой (protagonista) di Преступление и наказание, è raccontata da Достоевский con toni foschi, claustrofobici, in una Петербург (Pietroburgo) ostile e fredda. Le sue riflessioni febbrili prima e dopo il suo crimine, il suo incontro e la sua relazione con Соня (Sonya) ed in generale tutto l’intreccio e come si dipana nel corso del роман meritano una lettura attenta, in qualsiasi lingua.

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Assolutamente consigliata è poi la lettura di questo capolavoro in lingua russa, che permette a coloro che vogliono esercitarsi nella comprensione scritta di farlo su di un testo di capitale importanza per la storia della letteratura russa e per la cultura di tutti i paesi di lingua russa. La scrittura di Достоевский è per di più particolarmente chiara, tanto nella costruzione delle frasi quanto nella scelta del lessico. Per queste ragioni non è necessario avere conoscenze particolarmente avanzate, e si possono cimentare nella lettura anche coloro che hanno solo un livello discreto di russo… sempre che siano armati di pazienza, però! 

Buona lettura! 

В овраге, racconto di Чехов

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Anche oggi, come già fatto nel corso degli ultimi mesi, vi proponiamo un повесть (racconto lungo o romanzo breve) di Антон Чехов (Anton Chekhov).

Quello che vi presentiamo oggi, scritto nel 1899, è un повесть molto diverso da quelli già proposti, sia per ambientazione che per trama. В овраге (Nel baratro) è infatti un повесть eminentemente naturalista, in cui Чехов dedica molto meno spazio ad analisi psicologica e dialoghi e si concentra sul concatenarsi di eventi che racconta.

Vi si raccontano le vicende della famiglia di Цыбукин (Tzybukin), торговец (commerciante) di provincia, che vive assieme ai suoi figli e alle rispettive mogli. Lo svolgimento di questo повесть è dettato dai rapporti di forza tra i vari personaggi, ciascuno dei quali ha un carattere ed una posizione precisamente delineati nella famiglia e nessuno dei quali è in alcun modo idealizzato.

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Non ve ne raccontiamo di più per non rovinarvi la lettura: lo consigliamo a tutti coloro che vogliano esercitare la propria comprensione della lingua russa scritta, dedicandosi a un testo di interesse letterario scritto in un russo impeccabile (d’altronde è Чехов!). В овраге è moderatamente breve, ed essendo incentrato sulla narrazione degli eventi presenta un lessico non troppo complesso e la sua lettura può essere intrapresa anche da coloro che non hanno ancora un’ottima comprensione del russo, come esercizio per migliorare il proprio lessico passivo.

Potete trovare il testo integrale a questo indirizzo:

http://ilibrary.ru/text/1183/index.html

Consigliamo di leggerlo capitolo per capitolo (ce ne sono in tutto 11)

 

Buona lettura!

Моя жизнь di Chekhov

Anche oggi vogliamo proporvi un’opera di Антон Чехов (Anton Chekhov), uno dei più illustri alfieri della lingua e della letteratura russa.

Моя жизнь (La mia vita) è un повесть, ovverosia un romanzo breve o racconto lungo, genere abbastanza diffuso nella letteratura russa a cavallo tra il XIX° ed il XX° secolo. Fu scritto da Чехов nel corso del 1896 e pubblicato alla fine dello stesso anno, e tratta una materia molto attuale all’epoca, tanto che lo stesso autore desiderava intitolarlo В девяностых годах (Negli anni ’90). L’editore del settimanale Нива (Niva), che lo pubblicò per primo, insistette però per dargli il titolo a noi noto.

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Vi si narra appunto la vita del figlio di un architetto di provincia, indirizzato alla carriera da funzionario ma inadatto ad essa. Il protagonista, licenziato, decide di guadagnarsi da vivere lavorando come operaio, suscitando l’ira del padre che lo caccia di casa. Чехов nel corso del racconto affronta tematiche quali la durezza della vita degli operai a confronto di quella dei funzionari, le ingiustizie che questi lavoratori manuali subiscono e l’insicurezza a cui sono esposti. Proprio per questo gli editori temevano che questo racconto potesse non passare il vaglio della censura, e sempre per lo stesso motivo venne poi riprodotto in varie antologie di epoca sovietica.

Ne consigliamo vivamente la lettura a chi ha una buona dimestichezza con il russo scritto, per esercitare la propria comprensione scritta, ma suggeriamo inoltre la lettura di questo повесть, anche tradotto, a chi volesse approfondire la storia di quel periodo, fondamentale nella storia russa: i primi anni del regno dell’ultimo Царь (Zar), Николай II (Nicola II), in cui maturavano le recriminazioni degli strati più poveri della popolazione che poi portarono alle rivoluzioni russe.

Il testo completo lo potete trovare qui:

http://lib.ru/LITRA/CHEHOW/mylife.txt

Buona lettura!

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La casa col mezzanino di Чехов

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Антон Чехов (Anton Chekhov) non ha bisogno di presentazioni: è probabilmente lo scrittore russo più famoso della sua epoca (fine ottocento e inizio novecento), e nel corso della sua vita la sua produzione letteraria è stata più che prolifica.

È universalmente conosciuto e apprezzato come драматург (drammaturgo, autore teatrale), ed è infatti molto probabile che, durante un vostro soggiorno in una qualsiasi città di lingua russa o in cui è attivo un teatro russo, avrete l’opportunità di vedere in scena una delle sue opere. Non da meno è però la sua attività come прозаик (autore di prosa), che lo vede autore di moltissimi рассказы (racconti) e повести (racconti lunghi o romanzi brevi) che sono rimasti nella storia della letteratura russa.

A questo genere appartiene il suo famoso рассказ (racconto) Дом с мезонином (La casa col mezzanino), di cui vogliamo parlarvi oggi.

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Дом с мезонином venne pubblicato nel 1896, e sebbene sia evidente che Чехов l’abbia ambientato in luoghi ispirati dalla sua personale esperienza non è invece chiaro se il racconto si può considerare davvero autobiografico. Vi si racconta l’estate di un художник (pittore) nella campagna russa, ed in particolare di come fa conoscenza con le due sorelle Волчанинов (Volchaninov) che appunto abitano nella casa col mezzanino. Il рассказ si sviluppa attorno ai dialoghi dei protagonisti, in particolare quelli tra il художник e la sorella maggiore, che come ci si può aspettare da un драматург sono estremamente riusciti sia nella forma che nei contenuti: di lettura agevole, affrontano temi importanti in modo serio eppure di facile comprensione. Чехов riesce poi a ricreare l’atmosfera di una sonnolenta estate nella campagna russa in modo eccezionale, grazie ad un’attenzione ai dettagli fuori dal comune.

Questa dedizione quasi fotografica ai dettagli, a dire il vero, non fu apprezzata proprio da tutti i critici: Иероним Ясинский (Ieronim Yasinskiy) disse infatti di questo racconto “Дом с мезонином не играет никакой роли в “Доме с мезонином“. Он мог быть и без мезонина” (La casa col mezzanino non ha nessun ruolo in “La casa col mezzanino”. Poteva anche essere senza mezzanino).

Consigliamo la lettura di questo рассказ a chiunque sia in grado di leggere autonomamente testi di normale complessità, per esercitare la comprensione del russo scritto e per addentrarsi nell’atmosfera di un’estate russa di fine ottocento.

 

Buona lettura!   

Нулевая Мировая: un documentario sulla Guerra di Crimea

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Нулевая Мировая (Guerra mondiale numero zero) è un документальный фильм (documentario) in quattro serie trasmesso dal Первый канал (Primo canale della tv nazionale russa) nel febbraio di quest’anno.

Come la serie di documentari già consigliatavi, anche questo документальный фильм è un vero e proprio capolavoro. Vi si raccontano in dettaglio gli avvenimenti della Крымская война (Guerra di Crimea), in cui nel corso degli anni dal 1853 al 1856 si affrontarono l’Impero Russo da una parte e una coalizione formata da Francia, Gran Bretagna, Turchia e Regno di Sardegna dall’altra.

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Gli eventi sono chiaramente narrati dal punto di vista russo, con tanto di prima persona plurale parlando dell’esercito russo. Interessantissimi i ritratti dei vari protagonisti, su tutti l’адмирал Нахимов (ammiraglio Nakhimov), eroe di Севастополь (Sebastopoli), e il racconto di alcune battaglie ben lontane da quei lidi: la difesa del Соловецкий монастырь (Monastero di Solovetskiy) da parte di una piccola guarnigione di veterani aiutata dai monaci e quella di Петропавловск (Petropavlovsk) da parte della popolazione locale.

Anche in questo caso consigliamo la visione anche al fine di esercitare la propria comprensione del russo parlato: la narrazione è chiara, recitata da due ottime voci che spesso e volentieri sono accompagnate da supporti visivi (appaiono ad esempio sullo schermo le dichiarazioni da loro riportate o tradotte dai giornali europei dell’epoca). Gli attori che impersonano i vari personaggi non parlano, e questo facilita l’esercizio: non è necessario adattarsi alle voci e alla parlantina di molti personaggi, ma solo a quella dei due narratori. Insomma, la visione di questi documentari è senz’altro un ottimo esercizio per sviluppare la propria conoscenza della lingua russa.

Qui sotto vi riportiamo i link diretti al sito:

http://www.1tv.ru/doc/pro-voynu/nulevaya-mirovaya-1-seriya-dokumentalno-igrovoy-film-o-krymskoy-voyne-1853-1856-godov

http://www.1tv.ru/doc/pro-voynu/nulevaya-mirovaya-2-seriya-dokumentalno-igrovoy-film-o-krymskoy-voyne-1853-1856-godov

http://www.1tv.ru/doc/pro-voynu/nulevaya-mirovaya-3-seriya-dokumentalno-igrovoy-film-o-krymskoy-voyne-1853-1856-godov

http://www.1tv.ru/doc/pro-voynu/nulevaya-mirovaya-4-seriya-dokumentalno-igrovoy-film-o-krymskoy-voyne-1853-1856-godov

Buona visione!

Ташкент e la lingua russa

Ташкент (Tashkent) è la capitale dell’Узбекистан (Uzbekistan), un tempo parte dell’Impero Russo prima e dell’Unione Sovietica poi, ma oggi nazione indipendente.

Ташкент ha oltre 2 milioni di abitanti, di cui circa il 20% sono di etnia russa. A prima vista può sembrare una città sovietica, con i familiari edifici e parchi sovietici, anche se rimangono alcuni edifici di epoca precedente salvatisi dal terremoto del 1966, tra cui ad esempio la Медресе Кукельдаш (Madrasa Kukeldash, qui sotto in foto), costruita nel XVI° secolo come scuola coranica e poi utilizzata come caravanserraglio e come museo in epoca sovietica, oltre a varie chiese ortodosse per la popolazione russa (sempre in foto potete vedere  più sotto l’ottocentesca Успенский собор – Cattedrale dell’Assunzione).

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A Ташкент la diffusione e l’uso della lingua russa, però, si spingono ben oltre il 20% di popolazione russa: come in altri paesi che erano parte dell’Impero Russo prima e dell’Unione Sovietica poi, in Узбекистан la lingua russa è lingua franca, che viene utilizzata per comunicare al di fuori del proprio gruppo etnico specialmente nelle città. Questo è ancora più vero a Ташкент, dove il russo prevale e viene utilizzato praticamente ovunque al di fuori delle sedi ufficiali. Le insegne e i cartelli sono in russo, i menù nei ristoranti sono in russo e se avete bisogno di indicazioni, potete chiederle in russo.

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Speriamo con questo di avervi dato un’altra ragione per studiare ed apprendere il russo: non si parla solo in Russia, e può essere estremamente utile essere in grado di comprenderlo in molti altri paesi che furono un tempo in orbita russa.

E allora buon viaggio, ma prima… Buon apprendimento!

La fiaba dello царь Салтан

Сказка о царе Салтане (La fiaba dello zar Saltan) è un film sovietico del 1966, che mette in scena l’omonima fiaba in rima del grande Александр Пушкин (Aleksandr Pushkin), lo scrittore russo per antonomasia, di cui nel corso degli ultimi mesi abbiamo già avuto modo di parlarvi.

È un film dalla trama molto fantasiosa, dato che lo stesso Пушкин ha scritto la sua opera rielaborando liberamente una народная сказка (fiaba popolare), e nella narrazione si susseguono canzoni e poesia, in una scenografia estremamente colorata e piacevole.

Lo consigliamo non solo per permettervi di dare uno sguardo alla tradizione delle fiabe russe, ma anche perché è un ottimo esercizio di comprensione della lingua parlata, anche per chi ancora non riesce a seguire un film canonico: prima di tutto, la versione che vi proponiamo dispone di sottotitoli in lingua russa. In secondo luogo, trattandosi di una сказка (sebbene d’autore), il linguaggio è piuttosto semplice ed i dialoghi corti. Inoltre, lo schema di questa сказка prevede che determinate formule siano ripetute più volte, particolarità che permette di memorizzare nuovi vocaboli agli studenti.

Per vedere il film, aprite il video in un’altra finestra.

Buona visione!

Le anime morte di Гоголь

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Мёртвые души (Le anime morte) è una delle composizioni più famose di Николай Гоголь (Nikolay Gogol’), autore a cui nel corso degli scorsi mesi abbiamo già dedicato più articoli.

In questo caso ci troviamo di fronte a un роман (romanzo), o come Гоголь  stesso lo definisce una прозаическая поэма (poema in prosa), e si tratta forse del testo più russo che si possa immaginare, tanto come lingua quanto come soggetto.

Vi si raccontano infatti le avventure di Павел Чичиков (Pavel Chichikov), un ex чиновник (funzionario) che giunge in un’innominata città di provincia (город N) ed inizia a stringere amicizia con i notabili cittadini, che apprezzano le sue buone maniere e la sua piacevole conversazione. Ma il furbo Чичиков ha in realtà ben altri piani…

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Si tratta di un роман estremamente interessante, in cui ogni personaggio rappresenta l’archetipo di un certo genere di possidente o funzionario della provincia russa nel diciannovesimo secolo. Le riflessioni di Гоголь permettono di addentrarsi in quella che è l’anima sonnolenta della Russia provinciale, andando ben al di là della satira.

Oltretutto, la lingua di Гоголь è limpida, chiara e di comprensione piuttosto facile, e non presentando la lettura di questo testo particolari difficoltà ci sentiamo di consigliarlo a chiunque abbia un buon livello di russo: è sicuramente un ottimo esercizio, oltre che essere una lettura gradevolissima.

Una curiosità: quello che si legge come Мёртвые души è in realtà solo il primo tomo di quella che doveva essere un’opera in tre episodi. Гоголь però distrusse il secondo tomo, di cui sono rimasti solo degli estratti, e non arrivò mai a scrivere il terzo.

Buona lettura!

La fortezza di Брест

In Белоруссия, sebbene la lingua russa e la lingua bielorussa condividano lo status di lingue ufficiali, l’utilizzo del russo è prevalente specialmente nei grandi centri, e la conoscenza del russo è quindi fondamentale e sufficiente per chi volesse visitare il paese.

La Брестская крепость (fortezza di Brest) si trova nella parte sud-occidentale della Белоруссия (Bielorussia) al confine con la Polonia. Per il suo ruolo nella resistenza nel corso dell’invasione nazista, ha ricevuto la nomina di Крепость-герой (fortezza-eroina, unica крепость a entrare nel novero delle города-герои – città eroine).

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La storia della Брестская крепость risale all’Impero Russo, ed in particolare alla prima metà del XIX° secolo, quando venne costruita una cittadella difensiva nel luogo in cui il fiume Мухавец (Mukhavez) affluisce nel Западный Буг (Bug Occidentale). In seguito alla firma in loco, nel 1918, del Брест-Литовский мирный договор (Trattato di pace di Brest-Litovsk), passò di mano diverse volte per poi passare sotto il controllo dei polacchi.

Venne poi conquistata dalla Germania nazista nel 1939, e lasciata all’Unione Sovietica in esecuzione del пакт Молотова — Риббентропа (patto Molotov – Ribbentrop). Nel 1941, però, iniziò l’Operazione Barbarossa: i tedeschi, forti di 17000 unità di fanteria, intendevano conquistare la Брестская крепость entro il mezzogiorno del primo giorno di battaglia, ma si trovarono di fronte a una resistenza inattesa e disperata (uno dei graffiti lasciati dai soldati dell’Armata Rossa recita “Я умираю, но не сдаюсь! Прощай, Родина” – “Muoio, ma non mi arrendo! Addio, Patria”), che li costrinse a combattere per ben 32 giorni.

Come per molti altri luoghi della resistenza sovietica, la Брестская крепость è divenuta fonte di ispirazione per numerosi articoli, quadri, racconti e film, tra cui alcuni pubblicati ancora ai tempi della guerra come strumento propagandistico per incitare i soldati al fronte.

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Ad oggi della Брестская крепость rimangono delle rovine che, assieme alle installazioni monumentali sovietiche, costituiscono l’omonimo мемориальный комплекс (complesso memoriale). Si tratta di un luogo estremamente suggestivo, consigliatissimo agli appassionati di storia moderna e raggiungibile anche da una città ben collegata con l’Italia come Varsavia (attenzione però: per la Белоруссия c’è bisogno del visto!).

Buon viaggio!