Сочи: oltre le Olimpiadi

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Nel corso degli ultimi anni sicuramente avrete già sentito parlare di Сочи (Sochi), città della Russia meridionale che si trova sulla costa del Чёрное море (Mar Nero) nella regione di Краснодар (Krasnodar). È stata infatti teatro degli Зимние Олимпийские игры 2014 (Giochi Olimpici Invernali del 2014), ed anche lo scorso anno vi si giocarono alcune partite del Чемпионат мира по футболу 2018 (Campionato del mondo di calcio 2018).

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L’importanza di Сочи, però, non si ferma alle Olimpiadi né al Campionato del Mondo: si tratta infatti della più grande località turistica russa, direttamente sul mare e al tempo stesso circondata da montagne. Si trova in una regione un tempo parte dell’Impero Ottomano, che passò alla Russia solo nel XIX° secolo. La città di Сочи, che prende il nome dal fiume che la attraversa, è così nota solo dal 1896, anche se l’insediamento originario risale al 1838 quando iniziò la costruzione di una fortezza, форт Александрия (Forte Alessandria).

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Dal punto di vista architettonico, una delle zone più interessanti di Сочи è senz’altro Курортный проспект (Kurortniy prospekt), lungo i cui 10 chilometri vennero costruiti, a partire dalla fine degli anni ’20 fino alla fine degli anni ’30, e poi ancora dopo la Seconda Guerra Mondiale, numerosi edifici disegnati dagli architetti più famosi dell’epoca in Unione Sovietica. Su Курортный проспект si trova inoltre Платановая аллея (Viale dei Platani), con le sue Поющие фонтаны (Fontane cantanti) ed i loro spettacoli di luci e musica.

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Vale senz’altro la pena di trascorrere qualche settimana a Сочи, per passeggiare all’ombra di Платановая аллея e gustarsi il brusio diurno e notturno che anima la città. Se volete apprezzare il vostro soggiorno davvero, però, meglio essere in grado di capire e farsi capire senza problemi: venite a studiare russo da noi con i nostri corsi per turisti!

Buon viaggio!

 

 

La Старт e la partita della morte

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La scorsa settimana, in occasione della partita di Europa League tra AEK Atene e Динамо Киев (Dinamo Kiev), nel corso della partita i tifosi dell’AEK hanno esposto diversi striscioni polemici rivolti alla tifoseria avversaria.

Tra di questi, come potete vedere nella foto qui riportata, ve ne era uno in lingua russa:

1942 – Старт  2018 – Д. Киев  Вы сами не уважаете свою исторю (1942 – Start  2018 – D. Kiev  Voi stessi non rispettate la vostra storia)

Il riferimento alla Старт ricorda una delle storie calcistiche più epiche (e romanzate) di sempre, anche nota come Матч смерти (Partita della morte). Nella Киев occupata dai nazisti, infatti, erano rimasti prigionieri diversi giocatori della Динамо (e di altre compagini) che avevano partecipato alla difesa della città nelle file dell’Armata Rossa. Finirono a lavorare in un хлебозавод (panificio), ed in occasione dell’organizzazione di un torneo calcistico formarono una squadra, la Старт, che nei mesi estivi del ’42 affrontò e sconfisse tutte le squadre che le venivano schierate contro dalle forze occupanti.

Il vero e proprio Матч смерти fu la rivincita del 9 agosto voluta dagli ufficiali della Flakelf, selezione di ufficiali dell’artiglieria anti-aerea tedesca, che era stata sconfitta 5-1 dalla Старт tre giorni prima. La Flakelf, per assicurarsi la vittoria, rinforzò la sua compagine facendo arrivare atleti migliori fin dalla Germania. All’inizio della partita i giocatori della Старт risposero all'”Heil Hitler” dei tedeschi con il grido sovietico “Физкульт-привет!” (letteralmente “Salutiamo gli sportivi!”), e anche questa seconda partita si chiuse con una loro fragorosa vittoria per 5-3.

Si tramanda che i giocatori della Старт vennero giustiziati subito dopo la partita. Non è così, ma non è neanche molto lontano dalla realtà: neanche dieci giorni dopo, i giocatori della Старт vennero prelevati dal хлебозавод ed inviati in un концлагер (campo di concentramento). Perché? Non è chiaro se per l’umiliazione inflitta agli ufficiali tedeschi sul campo da gioco, o perché avrebbero aggiunto vetro tritato all’impasto del pane per le truppe di occupazione. O semplicemente perché, in quanto динамовцы (giocatori della Dinamo), erano dipendenti dell’НКВД (Народный комиссариат внутренних дел – Commissariato del popolo per gli affari interni) e quindi della polizia segreta sovietica, ed erano considerati automaticamente delle spie al servizio del nemico e della resistenza.

Molti di loro vennero effettivamente uccisi dai tedeschi, e forse non sarebbe andata così se quel giorno non avessero giocato come sapevano.

 

 

Lo stadio di Екатеринбург

Le immagini dello stadio di Екатеринбург (Yekaterinburg) nel corso degli ultimi giorni hanno fatto il giro del mondo:

http://www.repubblica.it/sport/2017/10/03/foto/russia_mondiali_2018_l_impianto_e_troppo_piccolo_costruite_due_tribune_fuori_dallo_stadio-177290852/1/

In occasione dei mondiali di calcio 2018, che si terranno in Russia, la Екатеринбург Арена ha subito un intervento di ampliamento alquanto bizzarro, come si può vedere dal link riportato e dalla foto qui sotto.

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La nostra opinione? Un vero peccato, non tanto per le tribune semoventi aggiunte, quanto perché è difficile da comprendere come quello che era un vero e proprio monumento architettonico sia stato modernizzato in questo modo (anche se va detto che già il precedente intervento di ristrutturazione, portato a termine tra il 2006 e il 2011, aveva in parte alterato l’aspetto originale dello stadio).

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Il Центральный стадион (Stadio centrale), come era noto, venne infatti costruito negli anni ’50, impiegando nei lavori anche i prigionieri di guerra tedeschi. Questi lavoravano non solo come manovali, ma anche come ingegneri e architetti. Il risultato dei lavori, inaugurato nel 1957, era un capolavoro in stile neoclassicista. Ad impreziosirne la facciata vennero installate delle sculture in gesso di sportivi e sportive in stile соцреализм (realismo socialista), ora sostituite da repliche in acciaio. E, soprattutto, ammantate come tutto il resto da una struttura futuristica: insomma, ora l’aspetto è tutt’altro.

Voi cosa ne pensate? Potreste immaginare un tale intervento sull’Arena di Milano? Non si poteva trovare un altro posto per costuire un’arena futuristica?

 

Борис Пайчадзе, il più grande calciatore georgiano

Борис Пайчадзе (Boris Paichadze) nacque nel 1915 in un piccolo paese della Грузия (Georgia), allora parte della Российская империя (Impero russo).

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La sua abilità col pallone tra i piedi nel ruolo di нападающий (attaccante) lo fece arrivare a giocare per la Динамо Тбилиси (Dinamo Tbilisi), dove lo portò il temutissimo Лаврентий Берия (Lavrentiy Beria), ex-giocatore e grandissimo tifoso della stessa squadra, ed allora Первый секретарь (Primo Segretario, e quindi plenipotenziario) del partito in Грузия. Il suo trasferimento dal Поти (Poti), piccola squadra di provincia, venne ordinato da Берия nel 1936, prima dell’inizio del primo campionato di calcio dell’Unione Sovietica, in cui Берия voleva vedere trionfare la sua Динамо Тбилиси (non ci riuscì mai: venne condannato a morte ben prima che la Динамо Тбилиси vincesse il suo primo ed unico titolo nel 1964).

Oggi lo stadio della Динамо Тбилиси porta il suo nome.

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La sua storia, appassionante ed interessante, è meravigliosamente raccontata in questo articolo in lingua italiana su di lui:

http://www.uomonelpallone.it/boris-paichadze/

In lingua russa e per permettervi di esercitare la vostra comprensione del russo scritto, invece, vi riportiamo quest’altro articolo, che fornisce anche una raccolta di opinioni di giornalisti dell’epoca riguardo allo stile di gioco di Борис Пайчадзе:

http://www.peoples.ru/sport/football/paichadze/history.html

Buona lettura!

Спартак Москва e i fratelli Старостин

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Tra le squadre di Mosca, lo Спартак (Spartak) è quella con la storia più appassionante.

Nato nel 1922 come squadra di quartiere col nome di Красная Пресня (Krasnaya Presnya), nel corso degli anni divenne molto di più non solo per Mosca, ma per tutta la Russia e l’Unione Sovietica. Nel 1935 il presidente del КОМСОМОЛ (Komsomol) Александр Косарев (Aleksandr Kosarev) propose di fondare una физкультурно-спортивное общество (polisportiva), e per questo era necessario trovare un nome.

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La discussione avvenne a casa dei fratelli Старостин (Starostin), che erano molto più che giocatori della Красная Пресня. Dopo una lunga discussione insoddisfacente, l’occhio di Николай (Nikolay) cadde su di un libro di Raffaello Giovagnoli più noto in Russia che in Italia: Spartaco. Il capo della rivolta degli schiavi romani: e Спартак fu.

Qui sotto potete trovare un articolo che racconta la storia dello Спартак, e rimanda per i più interessati a un libro di Alessandro Curletto sul tema.

http://www.storiedicalcio.altervista.org/curletto_spartak_starostin.html

Le distanze nella Первенство Футбольной национальной лиги

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Basta guardare una qualsiasi cartina per vederlo: la Russia è sterminata, e dire “над Россией солнце никогда не заходит” (“il  sole non tramonta mai sulla Russia”) non sarà assolutamente corretto, ma nemmeno è poi lontano dalla verità. Per di più oltre alle distanze ci si mettono anche le condizioni delle strade e delle ferrovie, che passano in territori con un clima estremo.

Oggi queste distanze si possono percorrere via aria, ma dato che i ritmi sono cambiati i problemi rimangono. Tra chi viaggia di più ci sono le squadre della Первенство Футбольной национальной лиги (Campionato della lega nazionale calcio), l’equivalente della Serie B nostrana. Se qualche volta avete pensato con compassione alle vicende dei giocatori delle squadre sarde per i viaggi che si devono sobbarcare ad ogni trasferta, ripensateci dopo aver letto questo bellissimo articolo di Nogometni:

Le distanze della seconda divisione russa

Шериф Тирасполь, il calcio in Transnistria

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Si parla poco di Приднестровье (Transnistria): è una repubblica che ha dichiarato la sua indipendenza dalla Moldavia all’inizio degli anni ’90, e che ad oggi è riconosciuta solo da tra altre repubbliche nella medesima situazione.

Lo Шериф Тирасполь (Sheriff Tiraspol) gioca però nel campionato moldavo, di cui è indiscusso dominatore fin dal 2000. Vi segnaliamo un interessantissimo articolo su di questa squadra e sulla sua storia:

La squadra più misteriosa d’Europa